Desiderio o amore

A Giovanna

Da dove vieni
angelo dell’impossibile?
Dolente
affabile gemella della Luna.
Spogliati delle scarpette da ballerina.
Dove mai sei stata?
Io non mi sono allontanato
più di qualche passo.
Come potevo trovarti!
Arbat, Licabetto, Chartres, Tyven
anagrammi d’un medesimo luogo
allestito dal caso
pervaso dal nulla
percorso dal desiderio.
Se posso
mi sollevo per i lacci delle scarpe
volo tra le chele dello Scorpione,
in un cantuccio dell’eclittica.

E tu, Bovaro, non dirglielo che l’amo
mi farebbe del male.
Piuttosto, nascondimi
lei non sa che sono un licantropo.

Magari fosse uno scherzo!

Sul filo della tua amabile voce
senza crepe
salvami, amore - che dico! -.
Non lasciarmi in eterno
lambir gli umori
dal clitoride della Notte,
vizio d’un bimbo caparbio.
Offro l’anima a chi sa custodirmela.
Prendila, è tua.

No, non ficcarti nella mia tana
zeppa dei tranelli
d’un’accorta solitudine.
Se mi vedi inerme, distratto
se sbavo, se godo
acciuffami per la coda
scampa i vortici di concetti leziosi
affonda la roncola nell’irsuto ventre.
Se m’angustio non aver pietà.

Ma se...

L’amore ci prende e
ci abbandona negli intimi sotterranei.


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Me, donna

Nel Castello della Vanità
tra ombre e lustre armature
vado lieve e scostante
nei miei veli di grazia e d’estro
in un perpetuo sogno
mi concedo non ad uno
la virtù è un pretesto
a sette amanti ebbri di baci
che noia l’amore
dei filosofi
e i satiri in fondo al pozzo.
Sotto le lenzuola vagheggio
le inquietudini della mia gelosia:
mi dice che m’ama
non posso credergli
lo arderei d’amore
se potessi stringerlo
se non fosse un altro.

Nel Castello della Vanità
la mia serra
fiorisce d’anemoni e narcisi
che m’avvinghiano il corpo
fecondo e fremente
croce e delizia
d’innocenti voglie
torbide dietro lo specchio
negli arcani della torre Est.

Nel Castello della Vanità
per eluder la custode dei miei amori
ed esser di Nessuno
fingo conturbanti possessioni
strega o santa è lo stesso,
spina nel fianco di Dio
da bifore istoriate
m’affaccio sull’orizzonte
e canto di spose tradite.

Nel Castello della Vanità
com’è avvizzita
la custode dei miei amanti!
Che ci faccio tra ombre e armature?
Ho freddo
perché mi tieni qui, amore mio?


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Maelstrom

Slacciato l’ultimo bottone
non deve più difendersi
non potrei sfuggirle.
Farfalla in volo
tra l’essere e l’avere
schiude le ginocchia
lentamente
così
ti prego
falla sbocciare
precipizio di un libro aperto,
io su deliziosi scoscendimenti.

Solco tra il paradiso e l’inferno
declina sul fondo lo stelo curvo
stretto dalle sinuosità del piacere
nella coppa
il fiore di lanugine crespa
papavero o rosa nera
maelstrom della femminilità
catturami, inghiottimi
nella gola dell’eterno ritorno.

Crudele estasi
gioconde allusioni
di labbra che sconfinano
in metafisici silenzi
sulla fossa del serpente biblico.

Dannazione di monaci e finanzieri
estremo gaudio di crapuloni
la natura ti ha affidato se stessa e
della ragione covi la scaturigine.


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Il drago

Un drago divora le belle fanciulle
il drago che, dai tempi di Andromeda
desidera le belle fanciulle.

È un inverosimile drago cinese
che divampa sgargiante in cielo
spazza le nuvole
scompare tra le stelle
rutilante riviene
le addenta
scuote le fauci
e divora i loro sogni
fin all’osso,
poche idee irremovibili
illanguidite.
Chi salverà Andromeda?
O non desidera essere salvata!
Per lei
che sogna il proprio corpo
e una disinibita piacevole avventura
è solo un innocuo aquilone di carta di riso
che spazza le nuvole
e si dissolve in cielo.

Ma quando rutilante riviene
ha gli artigli di un insaziabile demone.


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Capriccio per violino

Sulle note di un capriccio per violino
non ti trattengo
potrei.
T’irretiscono i voli dei passeri
in controcanto
nel luminoso sterminato cielo
di un infelice pomeriggio.
Non ti dai pena
di una cicala sognatrice
eppure ero un elfo balzano
che aveva a cuore la tua felicità.
Protervia del destino!
Non puoi farci nulla
quando vorrei almeno potessi
impedirmi di averti qui.
Ascolta
che tesse con l’orchestra
un allegro spiritoso
virtuoso archetto
felice tortura
loquente effusione di note
sfavillanti
Angelo o Amalassunta
posso trattenerti
non puoi farci nulla.


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Breve dialogo col desiderio

Lui:  Guardala, pensosa e impudente
Io:    Trasudi tentazioni
Lui:  È splendida, minchione
Io:    È graziosa, niente più
Lui:  È ciò che è per me
Io:    Per lei non esisti
Lui:  Sarà splendida finché lo sarà per me
Io:    Che vuoi dire?
Lui:  Se non l’apprezzassi?
Io:    Come potresti?
Lui:  Potrei essere insensibile
Io:    Il suo fascino sarebbe una tua dote!
Lui:  E non mi basta
Io:    Ti fa soffrire
Lui:  È una cerva, mi strazia
Io:    Ora l’onda sale
Lui:  Fino a stordirmi
Io:    E la mia amante...
Lui:  Da lei ho avuto ciò che ti ha dato
Io:    Il godimento ha un’unica misura
Lui:  Se credi che anche con uno zufolo si fa musica
Io:    Melodie che il vento sublima
Lui:  Il pianoforte è tutt’altra cosa
Io:    Non t’illudere
Lui:  Lo accarezzi e suona da solo
Io:    Con il suo pianista sarebbe amore
Lui:  Mi annichilisci
Io:    E tu mi esasperi
Lui:  Sprechi parole
Io:    Non sono un seduttore
Lui:  Ti sfiancherò
Io:    Io torno in me
Lui:  Non puoi, ti sfinisco
Io:    Lasciala andare
Lui:  Dammi dei pretesti
Io:    È di un altro
Lui:  Me ne frego
Io:    Non sa amare
Lui:  Falso argomento
Io:    Non è nemmeno bella
Lui:  Così la offendi
Io:    Se non mi vuole?
Lui:  Sarà un motivo per te!
Io:    Dovrai accettarlo
Lui:  Ti sei chiesto come gode?
Io:    Sì che ne sarei curioso!
Lui:  Io sono la sua Idra
Io:    Vuoi spaventarla?
Lui:  Sarà più arrendevole
Io:    È immorale
Lui:  O tu o lei, non hai scampo
Io:    Posso tenerti a bada
Lui:  Devi faticar non poco
Io:    Ci riuscirò comunque
Lui:  Se ti conviene, vivrai male.


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Il colibrì

Erratico
per te viene dall’Amazzonia
di tra il ciangottar di pappagalli
nell’aereo groviglio
macchie turchine
garruli versi.

È la livrea
grazioso nodo di arcobaleno
fuso su velluto ebano
spruzzi d’oro
schizzi di rosso
carezze avorio, indaco
sul capo cangianti zampilli.

Non bada agli odiosi segni del decadimento
o alla florida giovinezza
se vesti veli, tailleur o jeans
se la bellezza è stata avara
purché non gli neghi il tuo fascino.

Se hai un capriccio è lui
che nell’andito dell’orecchio
scuote la testolina fra i tuoi capelli
sussurra l’ineffabile.

Lo allontani, torna
eccitato ronzio
s’arresta su un frizzante battito d’ali
ti posa sulle labbra
il sapore di un bacio.

Digli chi sei
vuol sapere di te
o lo perdi.

Non si fa prendere
ti stuzzica mirando al tenero
se lo prendi lo uccidi
se lo uccidi
con lui dissolvi ogni gaia illusione.

Scrive col becco
sui tuoi glutei che scattano
t’insegue curioso, furioso, disperato
altro non desidera che conoscerti.

E vola verso l’infinito
nell’impenetrabile Amazzonia.


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Voli di nottole

Agili e rapidi voli di nottole
dagli spiragli dell’oblio
minacciosa è la danza
dilagante il canto dei grilli.

Dal balcone sul buio stellato
inquieto
vado per la Via Lattea
sublime, folgorante pioggia
fotoni
là per i campi lucciole
uno sciame di lucciole
le belle di notte!

Oh cielo
dove lo trovo un soldo
per lusingare amore
e in una girandola dei sensi
chetare il desiderio!


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Potta

Di lì sboccano carnali
lascivi silenzi
oscuri timori
e il verbo che annuncia gioiosa vita
libero amore.
Potta
ricettacolo dei tabù della specie
tumida di pregnanti amplessi
di coppia in coppia
di famiglia in famiglia
di madre in figlia
versate nell’arte di mungere
profondi, nodosi concetti
laida e olezzante come non altro
scivolosa
calda di vibrante musica
consapevole e sospettosa nella maturità
quand’anche volubile mai vacua
nemmeno nel sonno muta
potta
falla nelle geometrie del sapere
imperscrutabile
recipiente d’incontenibili sogni e piaceri
incessante flusso di umori
acidi sulla santità
adagiata in un’indecente divaricazione
accogli l’universo che implode
in un bacchico tumulto di voglie
e orge di pervertiti satrapi.


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