Rime sardoniche

Un personaggio in cerca d'autore
 Favola d’altri tempi

È gran reggente nella sua città
e cacciarlo voglion per indegnità:
il tapino cascato è nel tranello
di un marito geloso e bricconcello.
Beffato e tristo cerca un autore
che del castigato lubrico amore
pronto a mentir per indulgenza
provi compiacente l’innocenza
ma tutti sanno e nessuno ha creduto
che non sia stato un marito cornuto.
Dall’occhio torvo bendato pirata
visto non ha la gaudente risata
e per burla, o che sia la boria
vogliam di lui narrar la storia
di lui che l’ufficio fa arrogante
e a infinocchiare i gonzi aitante.
Le avventure di triviali ometti
ispiran sovente faceti poemetti
e noi direm ciò che tutti sanno
senza volergli arrecar danno.

Era principe in un lontano paese
e oziava tramar insidie e offese
verso femmine maritate e oneste
per farsi cullar sotto la veste
così posseder volea senza ritegno
la moglie del re del vicino regno.
Costui che Picchiasodo si chiamava
scoperta la tresca tosto rincasava.
Il re burlone redarguì la moglie
- Ora ti farò io passar le voglie!
E lei con sul viso virgineo candor
- Siamo stati ingannati, mio signor!
Il marrano le donne altrui seduce
non per amor che adulterio induce
ma per il piacere di farsi scoprir
e navigato don Giovanni sentirsi dir.
Le dolci promesse mai lui mantiene
ché a guardar la cosa se ne sviene.
Del Casanova perdente in lizza
Picchiasodo sì la coda strizza
e mogio lo rimandò al suo paesello
con sulla china groppa tal cartello
"Ecco un somaro, compaesani fessi
i principi indegni vanno dimessi".


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Nel paese dei Puffi
 Dialogo tra un puffo e Birba

Di’ Birba
che tanto fai
in dubbio mai
dove andrai
se dir non vuoi
i sogni tuoi
ma prima o poi
tu pufferai
e tardi ormai
ballar dovrai.
Sei giunto lì
dicendo sì
agli altri nì,
hai tanti nei
una luna sei
e il sole a lei
la luce fa
che sua non ha
puffati qua!

Figlio d’un puffo
del bizzarro mio pensiero
vado fiero
son cicala sì chiassosa
e pur noiosa
il giornale è per i sordi
’sti balordi
di condotta sempre varia
e temeraria
miro al seggio con livore
io dottore
gran valletto son la roccia
del capoccia
e godo i frutti a ciular tutti.


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Confessioni in rima
 di un funzionario solerte

Esordio con ritornello

Son sbarcato in questo sito
non crediate sia per caso
a quel paese m’han spedito
or voi meno per il naso.
Frottola trottola e vai
son fatuo e non lo sai.
A corto, ahimè!, di carisma
supplisco con l’enteroclisma
mi fo spinelli d’aria fritta
per simular l’indole afflitta.
Frottola trottola e vai
son fatuo e non lo sai.
Attiro in ombra a far combutta
la convivenza ammorbo tutta
dietro un dito mi nascondo
uso la legge e ognun confondo.
Frottola trottola e vai
son fatuo e non lo sai.
Circolari e decreti dispenso
invece di cianciar io penso
quel che medito si scopre poi
di fumo ve n’è quanto ne vuoi.
Frottola trottola e vai
son fatuo e non lo sai.
Essermi in grazia non conviene
le deleghe son le mie spire
sornioni complici si diviene
di chi coltiva astute mire.
Frottola trottola e vai
son fatuo e non lo sai.


Eccitazione e sproloquio

Tartufo, firma e taci che ai tipi loquaci
recido la cresta e gli faccio la festa.
L’omertà non è altrove, l’è in ogni dove
sarà prudenza o convenienza
mai darà gioia se rimedia al dolore
a momenti comunque t’opprime l’umore.
E sì che lo sai, ma fotter ti fai!
Per buggerarti trovo un pretesto
i miei galoppini aduno lesto
e poi che t’ho le brache tolte
tu e non io sarai in difetto
ché nell’adagio è il concetto
’Comandar è fottere due volte’.
Educare, ciarle! Il sapere, balle!
Programmare, che? Lip lap, boh! Frizzi e lazzi.
Per me didattica fa rima con tattica
bersaglio il potere, il comando è godere
l’autorità è potenza, matrigna l’incompetenza.
Lip lap, boh! Lip lap, boh! Clic.
Sono in panne, cherchez la femme!

Di chiunque sia la pungente voce
è la parola che mette in croce.


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Il male

Lettura vietata ai minori
e sconsigliata ai pių



Nata da una sbronza, verme panciuto
figlia di madre lonza e padre cazzuto
in un bordello t’han concepita
emerita maiala istruita.
Ignara e acerba smorfiosetta
da perfido buffone castrata
con piscia di topo cresimata
Cilleppa ti smarristi, benedetta!
Nel prudore di ansiosa voglia
il seno s’è d’astio avvelenato
vulva d’oscena scimmia in foia
che fete più ch’un cesso lordato
tu, matrigna di poveri cristi
prolasso di femmina isterica
con amore cosparso di cisti
l’hai corrotti, madre luetica
serva del cazzo e suo sollazzo
bagascia con furia deflorata
cagna rabbiosa, leonessa petosa
ectoplasma di scrofa intrippata
scoreggia dei potenti
diarrea del genere umano
puliscitelo con zozza mano
e fanne sentir l’odore a chi ti paga.
Inchiodata dalla mia collera
accerchiata da gufi e serpenti
il male che hai fatto fermenti
in uno sbocco di sangue.


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Cilleppa

Ho colto un mazzetto di rovi
l’ho colto per te che mi rodi
le more assaporo con gioia
a te gli aculei vecchia troia!
Ma sospetto t’abbian dato più dolor
di quel che si può per burla
i cocenti inganni dell’impostor
che tua senil spocchia frulla,
da allor che inquieta l’imploravi
quando le zinne gli mostravi:
«Specchio, specchio delle mie brame
son io la bella del reame?»
«Vai, ché sei giovane e godi.»
Oggi laida ti dice seccato
e il tuo esser cinico annodi
nel piacere d’un gioco truccato.
Su un calesse braccata t’affanni
imbrigliata dall’uncino degli anni
nella borsa tieni schegge d’amor
perché da ciò che fa con fervor
ogni femmina in carriera
non sboccia un bel giaggiolo
ma effluvio di pattumiera
e al leviatano va a fagiolo.
Di lui domestica pedante
sempre hai agito da fante
pur se laccate hai le unghie
di becera commessa grinfie.
Il livor ti ha resa ardita
e ostenti il labbro infuriato
d’una zanzara inviperita
d’un inquisitor anchilosato.
Potendo vivere il dovuto
vivere potendo hai voluto
e caduta sei in un fosso
piena di petecchie addosso.


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Ballata di un elettore innamorato

Smarrito in foschi cieli bigi
conducevo un’esistenza stanca
spregiavo i miei giorni grigi
ce l’avevo a destra e a manca.
Schiacciato da infausti eventi
m’arrabattavo stringendo i denti.
«Dillo che ti manca il midollo.»
Grillo, ti spenno come un pollo.

Pochi mesi mi rimanean di vita
il medico di più non me ne dava
s’era la pupilla intorpidita
e il fiele nel ventre mi colava.
Persuaso d’essere un furbone
mi giocavo la libertà a scopone.
«La libertà, che farne non lo sai.»
Sta’ zitto che ti ficchi nei guai.

Sull’onda d’un concitato scompiglio
comparve sul palco un cavaliere
belle cose dicea con cipiglio
facea l’imbonitor di mestiere.
Incantato ne fui d’improvviso
eppur m’avean messo sull’avviso.
«Sedotto da un maschio rampante!»
Stramaledetto grillo petulante.

Al popol di santi e calamari
rilasciava dal cilindro farfalle,
fatuo e scaltro re di denari
bravo a contar celestiali balle
col tubo catodico arrapato
nel di dietro mi ha deflorato.
«È contronatura, non dirlo.»
Che ne sai tu, lurido grillo!

Prendetemi pure sciocchi in giro
perfidi il mio corpo torturate
toglietemi l’aria che respiro
ma il giocondo amor non mi toccate.
Lui che godendo si galvanizza
e col cinescopio mi sodomizza.
«Eunuco sei non palafreniere.»
Ti infilzi l’esimio cavaliere.

Bacerei dove ei posa il piede
del mio ganzo non ho vergogna
leccherei persin dove si siede
e chi me lo nega è una carogna.
Sprezza le regole il malandrino
ma è del regno del bene paladino.
«Sei finito su una brutta via!»
Microbo, ti colga la peggior malattia.

Si sa che al cuor non si comanda
per me io non ho alcun cruccio
chi s’innamora sovente sbanda
fiacco mi assolvo e glielo ciuccio.
Turpe nei miei desideri folli
son imbelle con attributi molli.
«Attento, è solo un giocoliere!»
T’ammazzo grillo. Beccati ’sta scarpa.
Distruggilo, fulgido cavaliere
il mio canto odi ch’è suon d’arpa
sia tu il mio gran timoniere.

Femmina supina vorrei esserti
bandisci i tuoi frivoli pudori
ché bramo nell’intimo accoglierti
però fammele di tutti i colori
prendimi con televisivi trucchi
sbattimi e fin che puoi cucchi.
«Più indecente sei di Cicciolina!»
Ed io ti sparo con la carabina.

Oh, amor lo so che mi tradisci!
Ti masturban bei professionisti
i finanzieri a me preferisci
ti concedi a beceri arrivisti
la sera seduci i tapini delusi
e vai a letto con brutti musi.
«Il tuo è amor o voglia di potere?»
Taci bestia e fatti due pere.

Noi vincenti ce ne freghiamo
un cinescopio sarà il randello
sdegnosi sulla legge ci caghiamo
faremo brutto tempo e il bello.
Sol chiedo per me, tua cavallina
mettici del burro, o vasellina.
«Creduloni se all’erta non state
certo nel deretano lo pigliate.
Noooo! Crufff!»
Crepa grillo, non siamo allocchi
esiste il paese dei balocchi.


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